La Psicologia

Ma è vero che la mente non ha limiti? Prestazione sportiva e leggende.


Negli ultimi vent’anni mi sono occupato del rapporto tra mente e prestazione lavorando con le squadre olimpiche di sport di endurance come lo sci di fondo, il triathlon, il canottaggio; e con atleti top in discipline non olimpiche come l’ultramaratona o l’alpinismo.

Credo che la maggior parte degli atleti – soprattutto a livello amatoriale, anche nella mountain bike - condivida un approccio sbagliato all’aspetto mentale della prestazione. O di totale rifiuto, oppure magico e miracolistico: “La mente può tutto, i limiti non esistono!” . Sono entrambi falsi e fuorvianti: la testa influenza la prestazione, questo è vero. Ma da sola non può tutto: se non siete allenati, una fortissima motivazione vi permetterà al massimo di terminare la HERO, ma non certo di spingere per ore sui pedali molti più watt di quelli che avete nelle gambe.

Vogliamo fare un po’ d’ordine, quindi? Questo potrà servirvi ad approcciare meglio la preparazione alla HERO Südtirol Dolomites. 

Ecco alcune cose interessanti da ricordare:

  1. Il limite teoricamente possibile di una prestazione di endurance non è mentale:  è metabolico. E’ la cilindrata del vostro motore a determinare la massima velocità con cui teoricamente potreste ultimare il percorso di gara. Questa è la realtà scientifica: l’alternativa significa credere che la mente possa operare miracoli.
  2. Tuttavia quasi mai riusciamo a viaggiare ai nostri limiti metabolici.  Questo perché ci sono dei fattori che intervengono nella prestazione facendo sì che i limiti reali siano più modesti di quelli teorici. I fattori di cui sto parlando sono proprio quelli mentali. Alcuni di questi- molto comuni- hanno a che fare con l’ansia e con l’emotività: per esempio, è tipico di molti atleti andare più forte in allenamento e poi non rendere in gara. E’ come se queste persone in allenamento si avvicinassero di più al loro limite metabolico, salvo poi peggiorare in competizione. Per capire come i fattori emotivi influenzino la prestazione, non dobbiamo dimenticare che ogni elemento psicologico- persino i pensieri o le emozioni- hanno un impatto fisico. Se – per esempio- il giorno della HERO Südtirol Dolomites ho paura di fare una brutta figura, o di non essere all’altezza delle aspettative degli amici – questa timore non si limiterà ad essere solo uno stato mentale. Ma avrà anche effetti sul corpo: l’ansia è infatti un segnale che induce il corpo a produrre una famiglia di ormoni dette catecolammine (conoscete l’adrenalina?) che causa – a parità di watt – un’accelerazione della frequenza cardiaca; oppure un consumo più veloce del glicogeno epatico e muscolare che potrebbe farmi finire “cotto” a metà percorso.
  3. Un altro fattore psicologico che media la nostra possibilità di avvicinarci al limite metabolico è la capacità di soffrire: ovvero la tolleranza che abbiamo della fatica e del dolore atletico. Ci sono atleti con grandi motori che non riescono a raggiungere certe intensità di lavoro in allenamento: difficile che riescano poi a farlo in gara! Poi arriva gente dotata di motori più modesti (oppure più avanti negli anni), ma che sa soffrire di più, che magari in gara li batte. La tolleranza della fatica e della sofferenza è un capacità motivazionale, e –contrariamente a quanto spesso si pensi- non è innata ma è appresa; ed è molto allenabile. Anzi, gran parte del mio lavoro di psicologo è sempre stato orientato a trovare metodi per accrescere questo aspetto. Come vedete, mente e allenamento non sono volti separati della prestazione: solo se ho una grande motivazione potrò sostenere carichi di lavoro tali da avvicinarmi al mio limite metabolico. Una mente debole mi permetterà invece di realizzare solo una frazione limitata del mio potenziale metabolico. Proprio perché le capacità motivazionali non sono innate ma sono influenzate dallo stile di vita – oggi dobbiamo molto lavorare su questi aspetti: la società in cui viviamo infatti, tende a iper-proteggerci da ogni forma di disagio fisico, e le nostre capacità in questo senso si sono molto atrofizzate. O, per lo meno, questo è quanto sostengo io nel mio ultimo libro che si intitola “Tecniche di resistenza interiore”.

Per riassumere, la mente non è tutto e non è onnipotente: ma può aiutarvi a fare la differenza, anche alla HERO.

Ne parleremo ancora nelle prossime puntate.

PIETRO TRABUCCHI

www.pietrotrabucchi.it










Official

HERO SHOP

Acquista i prodotti ufficiali Hero

Vai allo shop online

Follow US

E-mail sign up

Be the first to know about Hero

Hero Hotel


Elenco completo hotels

© 2017 Associazione sportiva Sellaronda HERO | P. IVA 02683860213