Hero Stories

Frammenti di gara, vissuti come fossero solchi scavati nell'anima di ogni biker.


ALBAN LAKATA
HERO TIMES: ALBAN, WHAT DO YOU REMEMBER FROM THE WCM TITLE IN VAL GARDENA?
ALBAN LAKATA: Perfect organisation, a wonderful natural setting, a taxing route and the great atmosphere in our team. I will always treasure these memories.
HT: WHAT IMPRESSIONS STUCK WITH YOU?
AL: I must confess I have somewhat fallen in love with Val Gardena. The Sella Massif and the leisurely Pass roads slowly grew on me. What is new is discovering the locals’ hospitality and the success I’ve come to experience time and again.
HT: ANY SPECIFIC EVENT WHICH STANDS OUT?
AL: I’ll never forget my arrival and the evening award ceremony.
GUNN-RITA DAHLE
HERO TIMES:CHE RICORDI HAI DOPO AVER VINTO LA TUA MEDAGLIA D’ORO AI CAMPIONATI MONDIALI DELLA HERO 2015 IN VAL GARDENA?
GUNN-RITA DAHLE FLESJÅ: il ricordo della mia vittoria sarà un’esperienza indelebile per il resto della mia carriera, poiché il tracciato era eccezionale in tutti I sensi, la natura circostante stupenda, e siamo stati così fortunati da avere amici e parenti qui con noi per celebrare una performance fenomenale ed una medaglia d’oro indimenticabile. È stato un evento speciale anche perché la vittoria rappresenta il nostro 10° titolo di Campioni del Mondo. Non vediamo l’ora di tornare l’anno prossimo.
HT:VI SONO DEI RICORDI IN PARTICOLARE CHE VORRESTI CONDIVIDERE?
GR: La natura spettacolare per escursioni e giornate dedicate alla mountain bike. Una settimana di sole escursioni con amici e famiglia sarebbe, secondo me, proprio l’ideale.
HT: QUALI SONO I TUOI PROGETTI PER LE OLIMPIADI 2016 DI RIO DE JANEIRO?
GR: Dare il meglio di me e vincere una medaglia.
SENSITIVITY
LA BIKER CHE SUSSURRAVA ALLA BICI
Ho 28 anni e faccio la commessa part-time in un discount. Da più di dieci anni ho un’unica passione: la mountain bike. Gareggio in tutte le sue forme, persino le 24h mi attirano. Poi c’è questa semplice parola, HERO, e mi dico “wow” … bella sfida. Chiedo le ferie al lavoro, e appena mi danno la bella notizia vado alla ricerca di un allenatore: la gara impone una grande preparazione. Dopo un paio di mesi affiancata da un coach, mi ritrovo sola, senza nessuno disposto a seguirmi. Ho il morale a terra e tanta paura di non farcela. Un giorno sposto la sedia vicino alla mtb che non toccavo da tempo: mi siedo e la guardo. Pensavo a tutte le gare fatte insieme, ai voli, alle fatiche. Sola nella stanza ho iniziato a parlare alla mia Scott: «Senti, buttiamoci, come va va, ormai abbiamo il pettorale, ho anche prenotato e non possiamo buttare tutto all’aria». Il giorno della HERO la sveglia è alle cinque del mattino. In griglia l’emozione mi assale, mi vergogno e quando non trattengo le lacrime, piego la testa per non farmi vedere. Stupida che sono. Partiamo e dico alla Scott: «… cavoli noi ad un mondiale: e quando mi ricapita!!?!». Il tifo delle persone mi spinge verso l’alto. Brividi. Prima di una discesa vedo un ragazzo alle prese con una ruota bucata: mi fermo per aiutarlo, perché anche lui ha il diritto di finire la HERO, ma lui ha una 29 pollici, io una 26’. Dispiaciuta riparto. Faccio tutte le salite e tutte le discese spingendo come mai ho fatto. All’arrivo mi attende mia madre con il tricolore e prima della birra fresca che mi porge una ragazza vestita con costume tradizionale, ci abbracciamo e piangiamo a dirotto. Una volta in albergo mi sono avvicinata alla Scott e le ho sussurrato: «Ehi, siamo due eroine!
MARIARCANGELA TANGA
SOLIDARITY
UN AIUTO E’ COME UN GIOIELLO: PER SEMPRE
Sì d’accordo, la HERO può essere raccontata in mille modi. Ognuno ha la sua HERO e non è che una sia più bella delle altre. Sono tutte delle storie semplicemente magnifiche, anche se apparentemente non meritevoli di prime pagine sulle copertine dei giornali, ma quello che c’è dentro in queste mille HERO sono mille emozioni di vita vissuta. Per esempio la mia è la HERO di qualche ricordo. Degli 87 chilometri e 4.400 metri di dislivello, il mio pensiero non va alle ore spese nel prepararmi, agli allenamenti estenuanti, alle trasferte massacranti, bensì ai volti degli “heroes” perfetti sconosciuti incontrati nelle 9 ore in giro “pei monti”. È una photogallery qui nella mia mente: facce segnate dalla fatica, sorrisi bagnati dalla gioia. E dietro ognuno di quei volti c’è una umana solidarietà. Come posso dimenticarmi di quel ragazzo, perfetto sconosciuto allora come adesso, che in cima al Danterciepis si è prodigato nell’aiutarmi ad aggiustare la catena. Oppure la splendida signora in cima al Duron che non ha esitato ad offrirmi la sua bottiglietta d’acqua. E poi lo sfortunato “eroe” caduto nella discesa dal Monte Pana: i minuti trascorsi al suo fianco, in cui gli ho fatto compagnia in attesa dell’arrivo dei soccorsi e il suo grazie sono il ricordo più emozionante della mia HERO. Tutto qua.
ALESSANDRO MAIO
REBIRTH
CHIEDIMI SE SONO FELICE.
C’era un tempo in cui la bilancia emetteva un terribile verdetto: 150 chili. E non c’era appello. Allo specchio vedevo una persona triste e senza futuro, finché una mattina di quattro anni fa dico basta: «O cambio o muoio!». Faccio lunghe camminate senza grandi risultati, ma un giorno incrocio sul mio cammino una bici, la mia prima bici. Incurante dell’ironia di chi vede una stazza di oltre un quintale su una mountain bike continuo imperterrito per la mia strada, e ogni giorno mi innamoro sempre di più di questo mondo a me sconosciuto. E poi il fato ci mette lo zampino. Un giorno mi imbatto in un sito che parla della mitica HERO: la gara più dura al mondo, la gara delle gare, la più ambita. Punto il dito sullo schermo e mi dico: «Un giorno ci sarò». Ne parlo ad alcuni amici che mi sconsigliano di spingermi fino a questi limiti, ma non so perché dentro di me nasce quella „forza“ che non credevo di possedere. Mi alleno sempre di più, sempre con quel pensiero: «Io voglio essere un HERO». La bilancia ora sembra non credere nemmeno lei a quel risultato: in un anno perdo 80 chili. Chi prima sorrideva di me, ora mi incita. Sono pronto a conquistare la mia HERO. La griglia è l’ultima, percorso lungo. Alle 8 del mattino inizia il sogno che si avvera dopo 9 ore e cinquanta minuti. Ora chiedetemi se sono felice: solo qualche mese fa la mia vita era su un binario morto, poi grazie a un articolo, tutto è cambiato. Quando penso alla HERO mi viene da dire grazie, semplicemente grazie: „lei“ mi ha cambiato la vita. E adesso che sono qui, al via per la terza volta consecutiva, sorrido all’idea di essermi liberato di un peso: l’infelicità.
SANDRO CIAMPINI
FAMILY
QUANDO A DECIDERE SONO LORO
Vorrei fare questa gara, che dite?. Gabriele e Giulia sono due bambini svegli e si precipitano al computer per fare la ricerca. 12 e 15 anni, maghi del mouse. Davanti al sito della HERO restano attratti dal video di Reinhold Messner: panorami mozzafiato, musica che cresce con il racconto, immagini aeree, ciclisti, gara e campioni, e poi le parole semplici e chiare di questo uomo, lo sguardo, la voce calda. Tutto questo rapisce i miei bimbi e mia moglie. «Ok, si fa» il verdetto. Per mesi noi quattro non facciamo che parlare della HERO, e per me una gara non è mai solitaria: decido sempre con la mia famiglia. Facile convincerli: la località è perfetta, e poi ci aggiungo una settimana di vacanza. Nel frattempo si continua a guardare il video fino a che i bimbi lo imparano a memoria. In val Gardena ci accoglie una scritta: HERO. Enorme, nera e rossa come nel video. Scattiamo foto ovunque si ripresenti: bar, negozi e alberghi. Dappertutto. E miei i ragazzi si entusiasmano sempre di più. Shopping marchiato HERO, e poi le serate dedicate al tema, tutto il programma è meraviglioso. Biker che arrivano da tutto il mondo e questo fa di me, agli occhi dei miei figli un grande campione, diciamo un eroe. L’abbraccio di noi quattro sotto lo striscione d’arrivo dopo la gara è l’ultima cartolina. Si torna alla quotidianità: il lavoro, la scuola, la casa. In inverno parlando di vacanze dico: «E’ due anni che non si và al mare». Ok per spiaggia e ombrellone, ma per ragioni varie non troviamo una settimana tra luglio e agosto. Rimane Giugno. «E la HERO?....» Gabriele e Giulia non hanno dubbi «Non si rinuncia alla HERO, al mare ci andremmo un’altra volta».
ERMANNO CAMPAGNARO
DETERMINATION
NIENTE MI PUÒ FERMARE
Qualcosa che mi ha emozionato? Esserci. Qualcosa che mi ha colpito? Finirla. Qualcosa che mi è accaduto prima? Contrarre una malattia maledetta che mi ha compromesso il sistema immunitario. Qualcosa che mi succede tutti i giorni? Combattere con forza pedalando. La mia HERO è qui tutti i giorni, ci combatto ogni istante. Ma poi viene la HERO vera, su sulle Dolomiti e, scusate se è poco, ma quella ha un sapore magico. Ho iniziato a pedalare un anno fa, prima non sapevo nemmeno cosa fosse la mountain bike. Sono stato prudente e ho deciso di iscrivermi al percorso corto: «Meglio andarci piano» ho pensato. Non sono un tipo che si piange addosso, ma questa gara per me ha un valore speciale. Il virus che ho nel corpo mi abbatte la forza fisica, mi indebolisce, mi svuota dell’energia che un tempo avevo, e il risultato è che devo allenarmi di più: di più di prima, di più di chi è sano. Sia chiaro, non voglio risultare patetico ma la forza delle mie gambe si esaurisce presto, perché dopo aver bruciato gli zuccheri e i grassi il corpo accede al sistema immunitario, e il mio è il 40% di quello di una persona sana. Io non ho avversari in gara, ho solo un nemico nella vita: è l’HIV. Lo porto sempre con me ad ogni competizione, è inevitabile, è un ospite indesiderato ma sempre presente. Ma chi se ne frega. Non ci penso mica tanto io. E quando ho tagliato il traguardo ho sorriso, anzi no, ho proprio riso, riso di gusto. Gli ho riso in faccia! Tanto che quest’anno farò il percorso lungo. Anzi no: faremo. E la risata sarà ancora più di gusto, potete starne certi!!!!
MASSIMILIANO CAPOZZI
DISAPPOINTMENT
EMOZIONI SENZA FRENO
La mia HERO risale al 2014, un po’ incoscientemente ho scelto il percorso lungo e non essendo sufficientemente allenato, ho chiuso in circa 8 ore e mezzo. Però si sa come vanno queste cose: «Il prossimo anno la rifaccio, e andrà meglio». E nel 2015 eccomi qui, con la voglia di riscatto. Questa volta però sono preparato: ho seguito puntigliosamente le tabelle Mapei proposte sul sito HERO e il risultato si vede: chiudo la gara buttando giù un’ora. Soddisfatto? Forse. Divertito? Per niente. Il perché e nelle prossime righe. Tutto stava filando nel modo migliore: supero molto bene Gardena e Campolongo. La salita più temuta, quella di Porta Vescovo, riesco a domarla. E anche il Pordoi lo faccio mio. Pronto ad affrontare la discesa verso Canazei ecco l’imprevisto: il freno anteriore non da’ più segni di vita. Paura, timore. Uso con delicatezza il freno posteriore, ma ben presto la paura si trasforma in panico e anche lui va fuori uso. Sono ai piedi della Val Duron. Nella salita mi chiedo come potrò fare a gestire le prossime discese. «Qualcosa farò, del resto il tempo di gara è buono e non posso certo ritirarmi» mi ripeto. Scavallo il passo e scendo prudentemente, sperimentando la posizione del vecchio sistema frenante: piedi per terra. Lo sconforto mi assale, che brutta delusione. Tuttavia sono determinato a non mollare : «A questo punto devo arrivare al traguardo». Decine e decine di biker mi sorpassano a 50 all’ora urlando di stare attento. «Già grazie che me lo dite…». Scendo verso Selva seduto sul canotto continuando a frenare con i piedi. Taglio il traguardo felice. Dicono che abbia appoggiato la testa e le braccia sul manubrio e abbia pianto, si forse è vero. Rabbia e delusione, gioia e dolore. Un misto di sentimenti confusi, ma con una certezza: non finisce qui. Ci vediamo nel 2015.
ALESSANDRO VIARINO
AN UNEXPECTED EVENT
TUTTI IN SELLA. EHM, NON TUTTI.
Lui si chiama Antonio Domizi, e noi del Bikemotion di Terni gli vogliamo un mare di bene perché è una bella persona, generosa e positiva. Nonostante tutte le mille disavventure è un inguaribile ottimista, e per la sua tenacia lo abbiamo soprannominato „il Kazako“. Ma Antonio è anche scaramantico: avreste dovuto vedere la reazione quando, al ritiro del pacco gara, la bellissima volontaria gli ha detto: «Auguri per la tua gara». La sera è stato oggetto di tutti i nostri sfottò, ma lui ha sempre risposto con un sorriso, ma tenendo sempre le mani in tasca. L’indomani in gara, è scattata la consueta bagarre tra di noi, e siccome io ho fatto il percorso corto, al traguardo li ho visti arrivare uno a uno. Li ho visti tutti, o quasi. Mancava solo il Kazako. «Strano, dovrebbe essere già qui» ho pensato. Eccolo, taglia il traguardo distrutto, particolarmente affaticato. «Ma perché così stanco è in piedi sui pedali?» Semplice: era senza sella! Ha fatto gli ultimi 40 chilometri (metà gara!!) senza sella. Lui sì che è un eroe! Rientrando a casa in macchina il Kazako è stato il vero protagonista dei nostri racconti, ed è stato proprio in quel viaggio che è nata un’idea. Ad ogni autunno, un po’ per festeggiare la stagione e un po’ per ritrovarci tutti insieme, organizziamo una gara sociale a cui partecipano numerosi biker della zona. Il percorso è un anello di pochi chilometri e l’unica voce del regolamento è questa: si fa divieto della sella. Esatto, proprio così. Per partecipare si deve sfilare la sella e ... pedalare come il nostro Kazako. Ah dimenticavo il nome: la nostra gara non poteva che essere la SellaRotta HERO. Vi pare?
VALTER BALLARINI
FRIENDSHIP
UN EROE PER AMICO
La schiena appoggiata al muro, la testa tra le ginocchia. Lo sconforto. Fuori tempo limite al cancello di Arabba, per soli due minuti. Due maledetti minuti, capite? Deluso e un po’ umiliato. Mangio una barretta, guardo verso l’alto e il profilo delle Dolomiti sbuca dalle nuvole. Mi alzo in piedi e in quell’istante decido che la mia HERO non sarebbe finita lì. Anche senza pettorale riprendo a pedalare lungo il percorso. Guardo in basso, qualche tornante più indietro: pochi sparuti biker e, ultima tra loro, nella pioggia che non smette, una sagoma scura. «Mi fermo solo se quello mi prende!». Spingo più che posso pochi minuti dopo lo sento alle mie spalle. «Ora mi saluterà irridendomi e così finirò qui mestamente la mia HERO». Il “cavaliere oscuro” si affianca e mi dice «Dai che arriviamo! Morti, ma arriviamo». Da quel momento la sua andatura è il mio passo, un gregario venuto da chissà dove e che mi ha scorta fino in cima dove, finalmente, ci presentiamo. Stefano è originario di Monza, non ci sono mai stato, del resto non è proprio vicino a Bari. Stefano mi spiega quello che ci resta da fare: «Solo la salita del Passo Sella e poi giù verso il trionfo». Il suo entusiasmo mi contagia. Andiamo. Passiamo insieme un’ora di autentica sofferenza: non un solo colpo di pedale in quei 4 chilometri infernali! E poi giù verso Selva dove Adriana, anche lei bagnata e infreddolita come un pulcino, mi abbraccia. Io e Stefano siamo diventati grandi amici e nel 2015, dopo due anni dal nostro incontro, siamo riusciti a tagliare ancora insieme il traguardo della HERO, ma questa volta con qualche grammo in più: quello del nostro pettorale!
RANIERO BARATTOLO
THE MEMORY OF YOU
UNA MAGLIA, DUE BIKER
Ricordo l’anno, il 2012, ma non il luogo. Sfogliavo una rivista di mountain bike e l’occhio cadde su questa scritta: HERO. Mai fatto gare in vita mia, ma al termine dell’articolo avevo capito che quella sarebbe stata la prima. Coinvolgo mio fratello e mio cugino che vanno oltre: «Se la finiamo facciamo un tatuaggio tutti insieme». I due compagni di viaggio si ritirano, io la finisco. Niente tatuaggio, ma l’anno dopo ci riproviamo. La mattina della gara apro la finestra e il tempo non è dei migliori. Finisco la colazione e salgo in camera. Gli ultimi gesti e sto per chiudere la camera quando suona il cellulare: «Simone, è stato un incidente. Nico è morto!». Consegno il pettorale, e torno a Bologna. Da quel momento in poi la HERO è diventata il giorno del suo ricordo. Nel 2014 convinco tutti gli amici a fare la gara: la divisa in suo onore è bellissima. Faccio una promessa a lui dicendogli che la finirò. Solo per lui. Ma nemmeno quell’anno era quello buono: a metà gara mi fermo perchè per aspettare tutti e stare insieme saremmo finiti fuori tempo massimo. Nel 2015 però sento che ce l’avrei fatta. Mi porto la sua maglia in una tasca. Le gambe vanno che è una meraviglia: niente mi può fermare, devo mantenere la promessa. Spinta dopo spinta mi rendo conto che non sono solo, la fatica non la sento, le nuvole di colpo spariscono dopo un breve tratto sotto l’acqua. Prima dell’ultima discesa indosso la maglia e mi butto giù verso l’arrivo. L’emozione sale, sul mio viso le lacrime prendono il posto del sudore. Taglio il traguardo e solo allora capisco che ce l’abbiamo fatta. Non sono mai stato, per tutta la HERO lui, il mio amico Nico è stato con me.
SIMONE PETRUCCI
A MEMORY
LO SGUARDO IN MEZZO ALL’ERBA.
Il ginocchio sembra avere un anima, e decide lui se farmi urlare di dolore oppure no. Manca un mese alla gara e sotto al piede ho una verruca grande come una casa. Abbandono. Rinuncio. Tristezza infinita: non è da me gettare la spugna. No!! Ci provo. Faccio un buco sotto una soletta per „alloggiare“ la verruca e riduco gli allenamenti ad una uscita settimanale. La vigilia sono teso: la Hero non è solo una gara in mtb. La HERO è la gara! Sono a terra: la gamba mi fa male, e il piede non mi da’ tregua. Ho bisogno di stare solo e vado a fare un giro per il paese, quando ad un tratto lo vedo. È lì, dritto, immobile, fiero in mezzo all’erba alta sopra la collina. Mi guarda. Il suo sguardo incrocia il mio. Ci studiamo a lungo restando immobili. Non so perché ma decido di andargli in contro. Non è lì per caso, no. Lascio la mountain bike per terra, e piano piano entro nell’erba alta. Mi avvicino. Sono a una decina di metri, e all’improvviso mi è tutto chiaro . Papà è lì con me. Lui, il grande cacciatore, rispettoso di tutti gli esseri viventi. E’ vivo ed è lì con me. Quel capriolo sbucato dal nulla ne è la prova. «Aaaaaa !...vai bello vai!». Lo scatto mi emoziona, agile e potente. Se ne va scomparendo nel nulla in mezzo all’erba. Resto lì, seduto su quella collinetta per ore ad ascoltare il vento. E penso. Ora non ci sono più scuse: quell’animale mi ha fatto capire tante cose. Dolori o non dolori dovrò arrivare in fondo. Il giorno dopo chiudo la HERO in 10 ore e una manciata di minuti. Sicuramente ho sofferto, ho anche pianto e forse ho imprecato. Ma sono qui. Io, e quello sguardo che ho riconosciuto tra i fili d’erba.
EMANUELE FREGOSI

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